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Il Monte San Leonardo

Una ripresa invernale della chiesetta nei pressi di Samatorza, al termine dell'itinerario

Il percorso inizia in località Samatorza (Sgonico), che si raggiunge percorrendo la Strada provinciale 6. Ci sono due bivi per raggiungere il paesotto, dove bisogna trovare il bocciodromo. Da lì si sale lasciando a destra il chioschetto con il tabellone informativo. Dopo un breve tratto lungo l'asfalto (che collega le due frazioni di Samatorza), si raggiunge uno slargo con una salita alla nostra sinistra (il primo tratto è in pavé) la quale, seguendo le tracce biancorosse del sentiero Cai 10, porta alla vetta del Monte San Leonardo.
Sui ruderi di una vecchia chiesetta troviamo il cippo con la quota altimetrica: siamo a 399 metri sul livello del mare e il panorama che si apre attorno a noi è probabilmente il più completo che si possa ammirare dalle alture del Carso triestino. L’elenco dei luoghi che si riescono a vedere sarebbe veramente lunghissimo, basti pensare che nelle giornate più limpide le Alpi sembrano a portata di mano. Verso la Slovenia le vallate di Comeno e del Vipacco, e più ad Est la sagoma imponente del Monte Nanos. In direzione del mare sul golfo di Trieste, invece, la vista può spaziare dalla penisola istriana alla laguna di Grado e di Marano, passando per i centri abitati dell’altopiano carsico intervallati dalle alture.
La cinta interna di mura del Castelliere che sorgeva sul San Leonardo superava i 260 metri, con un’apertura poco sotto la cima verso sud in direzione del mare. Quella esterna si sviluppava per oltre 600 metri. Gli scavi archeologici, svolti a metà degli anni ’60, hanno portato alla luce resti risalenti al II millennio a.C., ma anche tracce d’epoca romana.
L'itinerario prosegue scendendo dal versante settentrionale del San Leonardo, prima lungo un sentiero sassoso alle spalle del castelliere, e poi su un comodo sentiero che attraversa una pineta a pino nero. Per non perdere la direzione si possono seguire le tracce biancoarancioni del sentiero Mirko Skabar, realizzato in memoria del presidente dell’Associazione Sportiva Športno Združenje Sk Devin. Bisogna poi fare attenzione all'incrocio con il sentiero Cai 3 (tracce biancorosse), da seguire per un tratto fino ad un altro incrocio, stavolta con il Cai 45. Preso a destra, sarà proprio quest'ultimo che, lungo una carrareccia in un tratto di boscaglia carsica, ci farà raggiungere la chiesetta di San Ulderico, risalente al XV secolo. Oltrepassata la chiesetta si raggiunge l’abitato della frazione superiore di Samatorza, da dove  far ritorno al punto di partenza.

Lo stagno Rekikenca

Il cartello indicativo lungo il percorso, nei pressi del Castelliere di Sales

Questo breve anello, che prende il via da uno slargo a ridosso del centro dell'abitato di Sales (Sgonico), si sviluppa lungo il perimetro dell’altura dove sorgeva un Castelliere. Dallo slargo con la tabella informativa si sale seguendo il sentiero al centro dell'incrocio e si ignorano le successive deviazioni proseguendo dritti: dopo qualche minuto di camminata si raggiunge un altro cartello con le note riferite proprio al Castelliere, mentre si attraversa un'area rimboschita alla fine dell'800 con il pino nero. Poco più avanti, dopo una breve discesa si raggiunge lo stagno Rekikenca, dove un altro cartello spiega con ottima sintesi l'importanza storica di queste vasche di raccolta, in un territorio sostanzialmente privo di corsi d'acqua in superficie.
Per proseguire si aggira lo stagno e si segue la segnaletica del sentiero Gemina: in breve il fondo comodo di una carrareccia – seguendo le chiare indicazioni agli incroci – ci porta nell'abitato di Sales e più precisamente al pozzo Spacal, intitolato al noto artista triestino.

La Riserva naturale del Monte Lanaro

La piazza di Rupingrande, punto di partenza dell'itinerario per il Monte Lanaro

Questo itinerario, che attraversa una parte della Riserva Naturale del Monte Lanaro, impegna circa 3 ore di tempo per completare l'anello, considerando anche le brevi soste soste.
L’escursione ha inizio dalla piazza principale di Repen (Monrupino), che durante l'estate si anima per ospitare le Nozze Carsiche.
Nella parte alta della piazza, sulla sinistra in leggera salita, si lascia a sinistra il numero civico 72, si devia a destra verso il 31, sede della Casa Carsica che potremo visitare al termine dell'escursione.
Tenendoci a sinistra, invece, camminiamo dritti per una trentina di metri per poi prendere alla nostra destra una carrareccia che sale nel bosco, seguendo le tracce  biancorosse del sentiero Cai 4. Dopo qualche minuto ci troviamo ad un bivio: proseguiamo dritti, lasciando alla nostra destra una strada forestale che aggira la recinzione. Subito dopo ancora dritti ignorando il sentiero che si diparte alla nostra sinistra, segnato in bianco azzurro. Ci teniamo a destra anche al bivio successivo, sempre fiancheggiando una recinzione. Attorno a noi il bosco e diversi tratti di recinto elettrificato, utilizzato per contenere pecore o cavalli d’allevamento.
A questo punto la salita si fa più irta e per questo motivo è consigliabile dosare le forze, proseguendo ognuno con il proprio ritmo. Il resto della salita è alternato a saliscendi, ragion per cui il superamento del dislivello non è eccessivamente faticoso. Proseguiamo sul fondo pietroso e superiamo quota 400 metri sul livello del mare, mentre sono trascorsi circa 20 minuti dalla partenza. Immersi nella pineta, incrociamo una strada forestale: proseguiamo a sinistra sempre aiutati dalla segnaletica a placche biancorosse. In breve il percorso torna a scorrere in piano e dopo un paio di minuti incrocia il sentiero “Mirko Skabar”, caratterizzato da una segnaletica bianca e arancione.
Anche qui proseguiamo dritti e ricominciamo a salire lievemente, tenendoci a destra all’incrocio successivo, dove la segnaletica è dipinta su una roccia affiorante dal terreno. Continuiamo in mezzo al bosco su un fondo meno comodo perché più ricco di pietre, mentre attorno a noi carpini e roverelle hanno nuovamente preso il posto dei pini.
Raggiunta una sella, dopo circa mezz'ora di camminata, continuiamo in leggera discesa, passando a fianco di una depressione alla nostra destra. In breve ci troviamo a fiancheggiare altre recinzioni elettrificate come già accaduto in precedenza, mentre siamo entrati nella Riserva Naturale del Monte Lanaro.
Attraversata una radura, il sentiero Cai 4 ci porta verso un'altra area dove la vegetazione si fa più rada: attorno a noi il paesaggio resta stupendo, ma cambia rispetto al tratto appena percorso in salita.
Spazi ricoperti di boscaglia si alternano a spazi caratterizzati dalla landa carsica,  ancora utilizzata per il pascolo, come avveniva in passato sull’altopiano. Proseguendo ancora, subito dopo una radura ci ritroviamo ad un incrocio ben segnalato sulla pietra e caratterizzato da un gruppo di rocce sovrastate da piccoli carpini e roverelle. Il nostro itinerario prosegue a sinistra sul Cai 4 che troviamo indicato dopo pochi metri, svoltando verso destra. Il sentiero ricomincia a scendere deciso mentre di fronte a noi compare la sagoma del Lanaro e la vedetta sulla cima, verso la quale siamo diretti. In breve il percorso si sviluppa nuovamente in piano,  poco più avanti attraversiamo una recinzione e ci immettiamo, a sinistra, su una carrareccia dal fondo largo e comodo. Ora stiamo percorreremo un breve tratto del sentiero Cai 24 fino ad un ampio incrocio in mezzo a una radura. Proseguiamo tenendoci a destra e raggiungendo, dopo pochi metri, l’incrocio con il Cai 5 che seguiremo fin sulla vetta.
Una segnalazione biancorossa su un albero alla nostra destra ci conferma che siamo sulla via giusta. Da questo punto ha inizio una carraia in salita, ma l’ascesa non è faticosa anche perché la pendenza è ridotta e il fondo è comodo.
Attorno a noi ancora carpini e roverelle di piccole e medie dimensioni: siamo usciti dal bosco e la vista appare a tratti aperta sul versante meridionale del monte.
Raggiunto un incrocio dove troviamo diverse indicazioni e una tabella indicante il confine di stato a 850 metri, saliamo tenendo la destra (sempre lungo il sentiero Cai 5). Raggiunta la piccola spianata in cima al Lanaro, saliamo sulla vedetta di recente costruzione, dalla quale possiamo ammirare ciò che offre sia il versante meridionale (verso il mare) che quello settentrionale (verso la Slovenia). A fianco della vedetta un cippo con alcune indicazioni che ci aiutano a riconoscere le cime attorno a noi.
Siamo in mezzo alla Riserva Naturale del Lanaro (circa 285 ettari). Regolata da una legge regionale, confina per un lato con la Slovenia e comprende tutte le alture che abbiamo percorso. Il valore della Riserva è dato dalla varietà morfologica del territorio che presenta diversi fenomeni carsici sotterranei e di superficie, ma anche dalla varietà della flora che convive con le ampie aree boscose dei pini d’impianto.
Per ciò che riguarda la fauna, a differenza del Monte Orsario, la presenza dell’orso bruno è veramente rara, mentre è più probabile qualche incontro con il gatto selvatico e qualche uccello rapace. Nell’area non sono compresi centri abitati, relativamente lontani dai confini della Riserva.
Per scendere lungo il versante opposto seguiamo il Cai 5 che piega di circa 90° rispetto alla direzione dalla quale abbiamo raggiunto la vetta. Il sentiero scende tortuoso tra le rocce e si immerge in un boschetto. In breve troviamo la segnaletica Cai alternata a quella biancoazzurra della “Vertikala” slovena. Pochi minuti in discesa ci fanno raggiungere l’incrocio con il Cai 3 (Alta via del Carso) che prendiamo a destra su un fondo largo e comodo. Continuiamo confortati dalla segnaletica Cai circondati da carpini e roverelle. In breve sbuchiamo in una radura e passiamo accanto ai resti di una costruzione ad uso militare, realizzata durante la Seconda guerra mondiale. Ci teniamo a sinistra e dopo un saliscendi il sentiero ci fa passare accanto a due pozzi con i bordi ricoperti da vegetazione che precipitano nel sottosuolo: meglio non avvicinarsi troppo perché potrebbe essere pericoloso.
Il sentiero comincia ora a scendere con un percorso stretto e tortuoso e con molte rocce che affiorano dal terreno. Raggiunto un bivio segnato molto chiaramente, giriamo a sinistra lungo un tratto di sentiero così assottigliato fino a diventare quasi invisibile, elle stagioni in cui l’erba è più alta. Attraversato un bosco di roveri ecco un altro incrocio, dove troviamo una tabella con la distanza dal confine di Stato: il sentiero piega a sinistra e inizia a scendere con decisione, su un fondo stretto in terra compatta.
Poco più avanti la boscaglia si alterna ancora, con grande suggestione, a radure e doline fino all'ennesimo bivio che ci porta a sinistra, ignorando la strada forestale che scende alla nostra destra.
Dopo una decina di minuti di cammino ecco ancora una con la tabella che ci segnala il confine di Stato: proseguiamo dritti e poco più avanti abbandoniamo il sentiero Cai 3 (che svolta deciso alla nostra sinistra). Sbucati in mezzo ad un’ampia radura, in breve incrociamo una strada asfaltata che seguiamo fiancheggiando un muretto a secco. Alla nostra sinistra la Rocca di Repentabor. Raggiunto uno slargo proseguiamo ancora fino alla strada che, presa a destra, ci riporta al punto di partenza. Qui possiamo dedicarci alla visita della “Casa carsica”.

La Rocca di Monrupino

I Torrioni di Monrupino con il cartello informativo lungo il percorso verso la Rocca

La passeggiata, poco impegnativa, ci porta a visitare uno dei luoghi più affascinanti del Carso. Lasciata l’automobile nei pressi del parcheggio del cimitero di Col, si prosegue lungo la strada asfaltata fino ad arrivare ai famosi Torrioni di Monrupino. Si prosegue in discesa fino ad un incrocio: le indicazioni fanno proseguire a sinistra in salita. Poco dopo, ancora a sinistra e sempre su asfalto seguendo le indicazioni per la Rocca, si lascia sulla destra una cappella votiva, e si inizia l’erta che porta al Santuario di Monrupino. Dalla Rocca si gode uno splendido panorama, anche del territorio della vicina Slovenia. Dal Santuario si scende con una ripida stradina nell’abitato di Col: alla fine della stretta discesa, dopo aver svoltato a sinistra, si ritorna al punto di partenza.

La salita al Monte Orsario

La vetta del Monte Orsario dalla quale si gode un panorama completo del territorio circostante

Il punto di partenza dell'itinerario si trova circa a metà strada del nastro d'asfalto che collega l'ex valico di Fernetti a Col, sede municipale del Comune di Monrupino. La tabella con il cartello, nei pressi di un segnale di divieto di transito per automezzi, ci introduce alla Riserva naturale del Monte Orsario (circa 156 ettari), gestita dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

L’interesse naturalistico della riserva è costituito dalla presenza dei numerosi fenomeni carsici di superficie e dalle boscaglie a carpino nero, roverella, rovere e cerro. Per quanto riguarda la fauna, invece, oltre alle occasionali presenze dell’orso bruno, in questa fetta di territorio si può avere occasione di incontrare anche il gatto selvatico e il riccio europeo. Tra i rettili va annoverata anche la presenza della vipera dal corno. 

Il primo tratto di sentiero è ben segnato anche se sconnesso con una morfologia tipica dell'altopiano carsico. Facile da seguire grazie alla segnaletica biancorossa del Cai 43, ci fa deviare a destra fino ad una pozza d’acqua. Questi piccoli “abbeveratoi” naturali sono spesso curati dalla mano dell’uomo per fungere da riserva d’acqua per gli animali selvatici e i bordi sono realizzati in modo da poter dare accesso anche ad animali di taglia più piccola. Conclusa la deviazione torniamo sui nostri passi e proseguiamo lungo il Cai 43 che in breve inizia a salire.

Dopo qualche minuto il percorso devia verso sinistra e in breve il sentiero inizia ad inerpicarsi, mentre la segnaletica Cai si fa più rara. Sbagliare strada, però, è molto difficile perché la traccia della carrareccia è sempre ben evidente, nonostante l’erba abbondante. Dopo una serie di curve raggiungiamo, proprio in corrispondenza di una sella, un bivio ben segnalato (possiamo anche far riferimento al santuario di Monrupino che si nota bene in vista di fronte a noi). Prendiamo sulla destra il sentiero che si restringe e inizia a salire tra le rocce: in pochi minuti raggiungiamo un altro bivio dove dobbiamo svoltare ancora una volta a destra. In questo punto abbiamo  incrociato il sentiero Cai 3 (Alta Via del Carso) che ci porterà verso la cima dell’Orsario.

Proseguendo lungo il sentiero, in breve ci troviamo in mezzo a una tipica pineta d’impianto e poco dopo ad un altro incrocio dove proseguiamo dritti su un fondo più largo e comodo. Abbandoniamo momentaneamente il tracciato del Cai che, come ben segnalato su una roccia affiorante dal terreno, volta a destra in direzione di Fernetti. Ci troviamo sul versante settentrionale del Monte Orsario a pochi passi dalla vetta, mentre ai nostri piedi si apre la vallata di Duttogliano (Dutovlje) in territorio sloveno. Poco più avanti raggiungiamo un piccolo tornante contraddistinto da una tabella bilingue che indica la distanza dal confine di Stato, e poco più avanti ancora il panorama che si apre invece sull’altopiano carsico triestino.

Attorno a noi carpini, sorbi e roverelle. Ancora qualche metro e siamo in vetta a 475 metri sul livello del mare. I resti di costruzioni che notiamo poco prima di giungere in vetta appartengono a postazioni militari della Seconda guerra mondiale. La posizione strategica dell’altura, infatti, aveva fatto sì che nel 1940 sulla cima venisse realizzato – proprio sul tumulo protostorico – una struttura per l’avvistamento antiaereo. La linea del confine di Stato, come si può notare dai cippi color bianco, taglia in due la piccola spianata in cima al monte. Approfittiamo della vedetta in legno di recente costruzione per godere di un panorama tra in più ampi del Carso triestino. Verso il territorio sloveno la vista si allarga dalla vallata di Comeno (Komen), alle cime delle Alpi Giulie, mentre poco più in là – più vicina – si staglia la sagoma imponente del Monte Re (Nanos). Possiamo spaziare a 360 gradi prima verso l’abitato di Sesana (Sezana), sotto di noi l’autoporto di Fernetti, poi le antenne sulla cima del Monte Belvedere, il santuario di Monte Grisa e più in là il resto dell’altopiano, l’abitato di Col e il santuario di Monrupino. Per tornare al punto di partenza, basta riprendere il percorso in senso inverso.